venerdì 4 settembre 2009

Dichiarazione del ministro Mariastella Gelmini: Ricorso al Consiglio di Stato. Ingiusto discriminare insegnamento Religione Cattolica

Roma, 12 agosto 2009


“La religione cattolica esprime un patrimonio di storia, di valori e di tradizioni talmente importante che la sua unicità deve essere riconosciuta e tutelata. Una unicità che la scuola, pur nel rispetto di tutte le altre religioni, ha il dovere di riconoscere e valorizzare. I principi cattolici dunque, che sono patrimonio di tutti, vanno difesi da certe forme di laicità intollerante che vorrebbero addirittura impedire la libera scelta degli studenti e delle loro famiglie di seguire l’insegnamento della religione. Per questo ho deciso di ricorrere al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar.



Sono fiduciosa che, come è accaduto altre volte in passato, il Consiglio di Stato possa dare ragione al Ministero e all’ordinamento in vigore. In Italia vi è piena libertà di scegliere se frequentare o meno l’insegnamento della religione. Non si comprende perché qualcuno voglia limitare questa libertà. L’ordinanza del Tar infatti determina un ingiusto danno nei confronti di chi sceglie liberamente di seguire il corso. Il Tar del Lazio ha sostenuto che per chi non sceglie l’insegnamento della religione cattolica può configurarsi una situazione di svantaggio.



Tale tesi non è condivisibile in quanto l’insegnamento della religione cattolica non costituisce un credito scolastico ma un credito formativo e non incide quindi in maniera diretta sul voto finale. E’ pertanto davvero incomprensibile che solo la religione cattolica non debba contribuire alla valutazione globale dello studente tra tutte le attività che danno luogo a crediti formativi. L’ordinanza del Tar peraltro tende a sminuire il ruolo degli insegnanti di religione cattolica, come se esistessero docenti di serie a e di serie b. Al contrario ritengo che il ruolo degli insegnanti di religione vada accresciuto e valorizzato.



Per questo dal prossimo anno è mia intenzione coinvolgere i docenti di religione cattolica in attività di formazione, secondo gli obiettivi della riforma del primo e del secondo ciclo d’istruzione”.



Da: http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2009_miur/120809.shtml

mercoledì 22 luglio 2009

OPERAZIONE NASO ROSSO

Il Ministro della Gioventù, l’Istituto Superiore di Sanità, gli operatori pubblici e privati, insieme per realizzare una strategia globale di prevenzione e riduzione del rischio legato al consumo ricreazionale di sostanze stupefacenti ed alcol nei locali notturni.


PER INFORMARE E PREVENIRE
Verrà avviata una campagna sugli effetti causati dall’abuso di alcool, destinata ai giovani frequentatori di locali notturni.

CHI SONO I DESTINATARI
I giovani, gli adolescenti e gli adulti di almeno 10 province italiane frequentatori di
discoteche e luoghi di aggregazione. I gestori di locali pubblici, i barman, gli operatori di sala, gli operatori e i servizi pubblici presenti sul territorio.

PRIMA FASE DELL’INTERVENTO
• Ricerca e identificazione dei principali luoghi di aggregazione e di divertimento
giovanili.
• Ricerca di sinergie con gli stakeholder del territorio e costituzione di Unità Operative
Territoriali.
• Identificazione e predisposizione della location per attività di counselling e accompagnamento.


SECONDA FASE
• Formazione delle unità di contatto e di accompagno.
• Formazione dei gestori e del personale dei locali notturni.
• Formazione degli educatori al counselling.

TERZA FASE
• Elaborazione e predisposizione del materiale informativo e di prevenzione destinato ai giovani.
• Avvio delle attività e dei punti informativi, di counselling e di accompagnamento.
• Istituzione di un Numero Verde.
• Attivazione di un sito internet.


QUARTA FASE
• Raccolta ed elaborazione dei dati informativi prodotti nel corso delle attività da parte del
Laboratorio scientifico del Centro operativo “Naso Rosso”.


QUINTA FASE
• Valutazione finale del progetto e diffusione dei risultati ottenuti attraverso enti pubblici e giornate di studio che vedranno coinvolti tutti gli stakeholders.
• Organizzazione di giornate informative e di studio e realizzazioni di pubblicazioni.


RISULTATI ATTESI
• Allestimento e piena operatività di punti informativi, di prevenzione, di counselling e
di accompagno fruibili dagli utenti dei locali notturni coinvolti nel progetto.
• Attivazione del Centro Operativo “Naso Rosso” con funzioni di coordinamento e
monitoraggio.
• Creazione di un circuito di locali che aderiscano e sostengano l’iniziativa.
• In ogni locale che aderirà all’iniziativa sarà allestito un corner esterno con tre operatori e una navetta p e r l’accompagnamento dei “nasi rossi” che usufruiranno del servizio.




lunedì 20 luglio 2009

TIMSHEL.IT : UNA RETE CONTRO L'ANORESSIA


Il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, il Sottosegretario di Stato, Paolo Bonaiuti, e i Sottosegretari alla Salute Ferruccio Fazio e Francesca Martini hanno presentato il nuovo sito internet http://www.timshel.it/, punto di riferimento nella rete dedicato ai giovani sui disturbi del comportamento alimentare, anoressia e bulimia. Il portale è stato illustrato dal Prof. Giuseppe Profiti, presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, e dalla dott.ssa Laura Dalla Ragione, coordinatrice del comitato congiunto dei Ministeri del Lavoro, Salute e Politiche Sociali e della Gioventù. Timshel nasce nell'ambito del progetto "Guadagnare Salute". “L’idea -spiega Giorgia Meloni- nasce non solo dall’uso di uno strumento “giovanile” com’è internet, ma dal fatto molto preoccupante che proprio sulla rete si sono moltiplicati i siti dove giovani, adolescenti anoressici e bulimici si stanno mettendo in relazione, creando una vera e propria comunità”. “Per contrastare un fenomeno così allarmante – prosegue il ministro della Gioventù - vogliamo offrire un’alternativa: mettere in rete messaggi positivi, informazioni, prospettive diverse, aiuto ai malati e alle famiglie”. “In Italia –interviene il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio- sono almeno tre milioni le persone tra i 13 e i 35 anni che soffrono di disturbi alimentari. Sono ancora troppo pochi i centri di riferimento per la cura dell’anoressia e della bulimia, con buchi d’assistenza soprattutto al sud”. Per contrastare tale deficit informativo, Fazio ha annunciato l’istituzione di una commissione al ministero per avviare un percorso finalizzato alla creazione di una struttura ad hoc in ogni regione, più una rete scientifico assistenziale che monitori la situazione. Allarmante anche il quadro fornito da Giuseppe Profiti, presidente dell’ospedale psichiatrico Bambin Gesù: “Cominciano ad arrivare casi tra i dieci e gli undici anni, e si allarga il fenomeno nella popolazione maschile. Il problema è il linguaggio, che deve essere non solo tecnico, ma anche sociologico e culturale, capace di rivolgersi ad un mondo complesso come quello degli adolescenti”. Ed è proprio per rendere il portale più leggibile che le informazioni, oltre ad essere certificate da una redazione composta di esperti, coinvolgerà attraverso le associazioni di volontariato anche adolescenti e giovani per affidare loro la “traduzione” dei contenuti e rendere più facile il dialogo con i coetanei. Il sito - già in rete - mira anche a realizzare una campagna di prevenzione rivolta ai giovani relativa a quattro aree del vivere sociale: scuola, sport, la cosiddetta “industria della dieta” e il mondo dei media.Per quanto riguarda lo sport, ha aggiunto Laura Dalla Regione, coordinatrice del comitato congiunto tra ministero del Welfare e della Gioventù, “vi sono discipline, come l’atletica leggera e il ciclismo, che spingono ad un’ossessione per la forma muscolare, soprattutto tra i maschi”. "E' fondamentale non lasciare fuori le famiglie dalla lotta ai disturbi alimentari - ha sottolineato il sottosegretario Martini - Bisogna aiutare i genitori, anche attraverso una adeguata informazione, a riconoscere i primi campanelli di allarme di questa malattia come, ad esempio, nelle ragazze l’insorgere dell’amenorrea, per arrivare a una diagnosi precoce, a scegliere le cure migliori favorendo l’accesso ai centri specializzati. Altrettanto importante è che le famiglie siano coinvolte nelle scelte terapeutiche e nel percorso di rieducazione alimentare".Infine l’invito conclusivo del portavoce del governo, Paolo Bonaiuti è di continuare a seguire con impegno il progetto: “Siccome il nostro non è solo un governo che decide, ma che segue anche la realizzazione delle sue iniziative, propongo di rivederci qui a Palazzo Chigi fra due mesi per fare il punto della situazione e verificare tutte le iniziative connesse alla lotta ai disturbi alimentari”.

venerdì 13 febbraio 2009

BOICOTTARE YAHOO

Cambia l'e-mail di Comunità Studentesca in: comunitastudentesca@live.it .
Comunità Studentesca ha deciso, ci scusiamo per il COLPEVOLISSIMO ritardo, di boicottare il provider "Yahoo!", responsabile, secondo l'organizzazione per i diritti umani World Organization for Human Rights, di collaborare con il Regime di Pechino nell'identificazione dei dissidenti al suddetto regime.
Invitiamo quindi tutti i simpatizzanti e tutti i lettori a boicottare il provider "Yahoo!", un piccolo gesto per non dimenticare chi, ancora oggi, è vittima della repressione comunista cinese.

CONTRO IL REGIME DI PECHINO...
CONTRO LA REPRESSIONE COMUNISTA...
BOICOTTA "YAHOO!"!!!!!
SOSTIENI LA LOTTA!

domenica 8 febbraio 2009

7 FEBBRAIO 2009: FIRENZE HA SCELTO!

C'E' UNA DATA, QUELLA DEL 10 FEBBRAIO, IN CUI UNA LEGGE DELLO STATO FISSA LA "GIORNATA DEL RICORDO". UNA GIORNATA DA DEDICARE AL RICORDO DEGLI OLTRE 30.000 ITALIANI GETTATI VIVI NELLE FOIBE CARSICHE DAI PARTIGIANI COMUNISTI DEL MARESCIALLO TITO (CON LA CONNIVENZA ANCHE DI QUALCHE PARTIGIANO COMUNISTA NOSTRANO...) AL TERMINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE E DEI 350.000 ISTRIANI, GIULIANI E DALMATI CHE, PER NON FARE LA STESSA FINE, FURONO COSTRETTI AD ABBANDONARE LA PROPRIA TERRA E RIFUGIARSI IN ITALIA.
Nella lunga, controversa, affascinante, storia d'Italia esiste una pagina molto particolare. E' la pagina che riguarda gli avvenimenti accaduti sul "fronte orientale" sul finire della Seconda Guerra Mondiale e nel biennio immediatamente a seguire.

Con "confine orientale" si intendono quelle terre a cavallo tra la penisola italica e l'area geografica dei Balcani: Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, terre storicamente contese tra cultura latina e cultura slava, terre nelle quali la convivenza tra italiani e slavi non è mai stata troppo facile.

Ma a chi appartengono l'Istria, la Dalmazia e la Venezia Giulia? Rispondere ad una domanda del genere non è facile e, anche se qualcuno volesse dare una risposta, difficilmente questa risulterebbe obiettiva e inopinabile, anzi spesso, tutte le risposte che si sono date a questo tipo di domanda, hanno finito con l'essere figlie di passioni, di sentimenti, di patriottismo, di una visione partecipata in prima persona.

Ma noi non vogliamo parlare di storia balcanica. Partiamo da un dato di fatto: nel 1945, al termine della Seconda Guerra Mondiale, l'Istria, la Dalmazia e la Venezia Giulia erano ancora territorio italiano. La popolazione slava aveva subito ritorsioni, soprusi e violenze per conto del regime fascista? Siamo obiettivi, il Fascismo aveva tra le proprie priorità, quella di "italianizzare" la popolazione e, soprattutto nelle zone di confine, dove ceppi etnici differenti si trovavano a convivere sotto la bandiera italiana, le operazioni di "italianizzazione" divennero più concentrate. Questo porto, in molti casi, al forzato cambio di denominazione di località che avevano mantenuto il nome slavo e, in alcuni casi, anche al cambio obbligato del cognome per i cittadini slavi (i cognomi venivano italianizzati...). Ovviamente nelle scuole si insegnava obbligatoriamente la lingua del Regno e la storia studiata era quella di Roma e non quella delle popolazioni slave. Negare questo significherebbe negare la storia e questo non appartiene al nostro modus operandi.

Alla fine della guerra gran parte di questi territori vennero occupati dalle truppe partigiane, comuniste, comandate da Jozip Broz, detto "Tito" le quali avevano come obiettivo quello di strappare più terreno possibile ad Italia e Terzo Reich al fine di realizzare un nuovo stato Jugoslavo il più esteso possibile.

Fosse stato il Fascismo particolarmente violento, oppressore e criminale verso la popolazione slava, questo progetto, portato avanti da Tito, sarebbe stato ben visto e supportato dalla stragrande maggioranza della popolazione slava, la quale avrebbe colto l'occasione per liberarsi dall'oppressore italiano. Ma questo non accadde... Le milizie di Tito erano composte per lo più da Serbi e balcanici del sud (nemici in guerra dell'Asse, figli di paesi occupati dalle truppe naziste e quindi belligeranti anche contro l'Italia) con l'aggiunta di un discreto contingente sloveno e di pochissimi bosniaci e croati. Chissà perchè, la Croazia ad esempio, confinante dell'Italia, dalla quale si era vista privare delle terre dalmate e istriane, non ha accolto Tito come un liberatore, ma come un nemico da combattere! Forse per la popolazione croata era decisamente peggio sottostare alla tirannide titina piuttosto che lasciare all'Italia terre tanto croate quanto italiane!

Con la sconfitta dell'Asse le terre in questione vennero suddivise in tre zone: Trieste, parte della Venezia Giulia e dell'Istria, il restante territorio giuliano e istriano e la costa dalmata. La prima e la seconda zona furono poste sotto il controllo dell'amministrazione militare britannica, la terza parte assegnata fin da subito a Tito ed alla nascente Repubblica Popolare Jugoslava.

E fu qui che andò in scena la peggiore pulizia etnica mai patita dal popolo italiano. Nelle parti di Venezia Giulia, Istria e Dalmazia assegnate a Tito iniziò una vera e propria caccia all'italiano. Le squadre partigiane (soprattutto il mai dimenticato IX Korpus Sloveno) che avevano combattuto in guerra, adesso si trasformavano in squadre di polizia politica inviate a rastrellare casa casa in cerca di italiani. E qui decade la tesi di chi cerca di giustificare l'eccidio delle foibe parlando di spontaneo moto di rivolta del popolo slavo oppresso dal Fascismo: nessun moto di rivolta, nessuna insurrezione, ma soltanto polizia politica con tanto di stella rossa sul cappello che rastrella italiani, li rinchiude in campi di concentramento e, dopo svariate torture, li getta vivi nelle cavità del terreno carsico dette appunto foibe.

Furono oltre 30.000 i nostri connazionali deportati dai partigiani titini, torturati e uccisi. Ma la cosa forse più orrenda fu che ad aiutare le malefatte degli slavi agli ordini del boia Tito vi erano anche molti partigiani italiani che, finita la guerra, avevano visto infrangersi sugli scogli di Yalta il sogno di vedere un'Italia comunista e, completamente asserviti a logiche di ideologia e non di patria, avevano così varcato il confine e si erano arruolati nelle milizie di Tito, convinti di costruire al di là del confine orientale il "paradiso socialista". A molti di loro, il futuro nel "paradiso socialista" riserverà la carcerazione in campi di concentramento ricavati in isole isolate e spoglie dell'Adriatico. Purtroppo qualche infoibatore fu decisamente più fortunato e riuscì anche a rientrare in Italia e ad essere decorato come "eroe della resistenza"...

Quando gli italiani rimasti in territorio slavo si accorsero di cosa stava accadendo ai loro connazionali, decisero di mettersi in salvo nell'unica, dolorosa, maniera possibile: lasciare la casa, la propria terra, le proprie radici e, con al massimo una valigia a testa, fuggire oltre il confine e chiedere la concessione dello status di profughi alla nuova Italia repubblicana. In 350.000 lasciarono la Venezia Giulia, l'Istria e la Dalmazia consapevoli che mai più sarebbero stati padroni a casa propria. Una cosa però non avrebbero mai immaginato: che l'Italia li avrebbe trattati come ospiti decisamente scomodi, da nascondere, da mantenere in silenzio, come figli indesiderati. Loro che avevano dato anche la vita per la bandiera tricolore.

La storia poi andò avanti. L'Italia scelse di affogare nel silenzio le storie accadute sul "confine orientale". Scelse di far finta che quei suoi 30.000 figli non fossero mai esistiti. Scelse di sorridere al vicino Jugoslavo che aveva massacrato 30.000 italiani, perchè l'Italia del tempo era un'Italia vile, vigliacca, china e timorosa di tutto e tutti.

E così, quando l'amministrazione britannica cessò sulle zone di confine, l'Italia non alzò la voce e l'ingombrante figura di Tito potè vantare mire di acquisizione di tutta la cosiddetta "Zona B". L'Italia rischiò di perdere anche Trieste, non fosse stato per un moto popolare che quasi scatenò un'insurrezione pur di tornare ad essere italiani!

Nel 1967 l'Italia rinunciò definitivamente all'Istria, a gran parte della Venezia Giulia ed alla Dalmazia. Pola, Fiume, Zara, Ragusa, Isola, Capodistria divennero così definitivamente Pula, Rijeja, Zadar, Dubrovnick, Izola e Koper. La vile italietta si era vista trucidare 30.000 suoi figli, ma ciò nonostante rimase a capo chino di fronte al Maresciallo Tito.

Prima di concludere questo excursus storico, mancano però altri due significativi episodi da raccontare. Il primo accaduto nel 1980, quando la morte, quella di fronte alla quale anche il potente Maresciallo infoibatore è uguale all'ultimo degli stronzi (e scusate la caduta di stile...), si portò via il "Boia di Belgrado" l'allora italico presidente Pertini pensò bene di recarsi in visita ufficiale in Jugoslavia per baciare la bara di Tito. Bara coperta da quella infame bandiera sotto la quale erano stati massacrati 30.000 italiani. Bandiera alla quale evidentemente l'Italia si sentiva di essere grata...

Il secondo episodio serve invece a sottolineare quanto anche le popolazioni slave fossero state felici e radiose sotto la tirannide titina. Quella che, secondo gli ignoranti della storia, avrebbe "liberato" gli slavi dall'oppressione italiana: morto Tito la Jugoslavia fu travolta da un'orrendo periodo di guerra conclusosi con la secessione di tutte le singole repubbliche che ne avevano fatto parte, Slovenia e Croazia in testa. Della serie: provate ad andare a Lubijana o a Zagabria e parlate di Tito... Vedrete che begli aggettivi di stima e simpatia la popolazione locale riserva al Maresciallo!

Ma in Italia, la storia delle foibe e degli esuli continuava ad essere sottaciuta. Nessuno doveva sapere. Nessuno doveva conoscere quella pagina di sangue. Nel 2004 finalmente, grazie ad Alleanza Nazionale, fu istituita la "Giornata del Ricordo", fissata per il 10 di Febbraio. Dopo quasi 60 anni di silenzio, l'Italia governata dalla destra, rese finalmente omaggio a questi suoi figli.

Ciò nonostante, quando in occasione di questa giornata qualcuno decide di celebrare degnamente questi nostri fratelli meno fortunati, c'è ancora chi preferisce ricordare la funesta immagine di Tito e dei suoi infoibatori. E il caso di Firenze dove, ogni anno, Alleanza Nazionale e Azione Giovani organizzano un corteo silenzioso in memoria di questi figli d'Italia e dove, puntualmente, quattro straccioni dei centri sociali, supportati da partiti e associazioni di estrema sinistra convocano presidi e contromanifestazioni dove sventolano bandiere rosse e vessilli titini.

Ogni anno la stessa sterile polemica: i "fascisti" vogliono strumentalizzare la storia... i "fascisti" sfileranno con croci celtiche e saluti romani con la scusa delle foibe... i "fascisti" vogliono riscrivere la storia...

Ed ogni anno, puntualmente, il corteo di Azione Giovani e Alleanza Nazionale sfila in rispettoso silenzio, senza simboli, senza inni, senza slogan, di fronte ad una gazzarra informe che sa solo sbraitare e minacciare di "uccidere", "bruciare", "infoibare".

Quest'anno finalmente questa diatriba ha avuto il suo epilogo, mostrando a tutta la città, in maniera chiara, chi sono le due fazioni in polemica tra loro. Il solito "presidio antifascista antifoibe" è stato convocato dall'estrema sinistra (anche se tra le bandiere vi erano anche quelle di alcuni partiti politici, diciamo così, "ufficiali"... vedi Rifondazione) con il chiaro titolo: "WE WANT MORE FOIBE" ovvero "VOGLIAMO ALTRE FOIBE". Viva la sincerità!

Dall'altra parte la nostra risposta: non più un corteo di AN e AG soltanto, nessun simbolo di partito, ma soltanto bandiere tricolori e corteo aperto a tutta la cittadinanza.

Il risultato ha stabilito una volta per tutte la verità: da una parte quasi un migliaio (la città blindata e lo spiegamento di forze dell'ordine costrette ad intervenire a causa dei quattro cialtroni che minacciano, come detto, di "uccidere", "bruciare", "infoibare", non ha certo aiutato l apartecipazione spontanea dei cittadini...) di persone che sfilano in silenzio, senza simboli di partito, con tante bandiere tricolori e, alla fine, cantano l'inno d'Italia e depongono un mazzo di fiori ai martiri delle foibe; dall'altra parte un centinaio scarso di "coglioni" (scusate ancora una volta la caduta di stile, ma non abbiamo trovato un termine che rendesse meglio l'idea...) con le solite bandiere rosse e titine che urlavano di "ucciderci", "bruciarci vivi dentro le nostre sedi" e di... "metterci nelle foibe". Dal prossimo anno almeno, Firenze avrà la possibilità di scegliere da che parte stare, dalla parte di chi ricorda gli italiani uccisi, o da quella che ne vorrebbe uccidere altri perchè, evidentemente per loro, 30.000 sono stati pochi...

Un ultimo appunto alla retorica squallida dei contromanifestanti. Per un'ora hanno urlato e sbraitato che prima o poi ci avrebbero "messo nelle foibe" tutti... Uno per uno... Intanto l'unico fermato dalle forze dell'ordine girava con in tasca uno spay al peperoncino, di quelli "anti-scippo per signora", un coltellino ed un paio di pennarelli... Sinceramente ci sembra più l'attrezzatura adatta a difendersi da qualche male intenzionato all'uscita da un teatro o da un ristorante, che non quella necessaria ad "infoibare" un migliaio di persone...

Complimenti per l'ennesima figura da beceri. La Firenze civile, rispettosa, identitaria e fiera delle proprie radici ha vinto ancora una volta.

Dal sito www.agfirenze.it

venerdì 16 gennaio 2009

CHE VERGOGNA!!!

E' ormai da qualche settimana che molti simpattizanti e militanti della Rete dei Collettivi, firmati ovviamente in Anonimo, stanno chiaccherando sul nostro blog... Si proprio loro, quelli che "democraticamente" rifiutano ogni forma di dibattito pubblico, ma poi dietro il computer dibattono e come, quelli che rifiutano incontri tra esponenti di Azione Studentesca e Casaggì e loro, quelli che si divertono alle 5 del mattino ad imbrattare le case di Via Maruffi, dove ha sede Azione Giovani e Casaggì Firenze, perchè non hanno il coraggio di scrivere sulla facciata della sede, quelli che bruciano il portone stesso alle 4.30 del mattino, quelli che dietro un computer fanno i rivoluzionari ma poi a scuola, per la strada quando c'è da "discutere" si tirano sempre indietro, quelli che "assaltano", se così si può dire, come delle femminucce la sede di Casaggì Firenze, 400 contro 7 vorrei ribadire la proporzione...Sì proprio loro... Ma questo non gli basta, infatti per autocompiacersi aprono gruppi su facebook dove scrivono di tutto e di più...ma come si dice...ognuno fa quel che si sente di fare... Ma non basta... sbarcano sul nostro gruppo facebook e su questo blog e si permettono di fare i "gradassi" e come sempre finisce che fanno la loro misera figuraccia. Io ho acccettato con piacere di discutere con questi soggetti (mi sono anche divertito...CREDETEMI!) ma ora credo che sia il momento di smetterla... C'è chi da una parte (Rete dei Collettivi) professa dinnanzi agli studenti la loro "autorganizzazione spontanea" quando in realtà non sono che la manovalanza dei centri sociali, che da anni gestiscono la scuola...e infatti si vede che fine s'è fatto... Dall'altra (Comunità Studentesca) ha deciso di rompere certi schemi, di andare oltre, e credere in qualcosa di serio per cambiare davvero la scuola...Lo stiamo facendo e lo continueremo a fare... Per questo credo sia giusto interrompere la pubblicazione di certi commenti su un blog che vorrebbe essere uno spazio di discussione per gli studenti...Cari "compagni" della Rete dei Collettivi non vi arrabbiate tanto poi basta andare sul vostro blog e capire che voi con gli studenti manco ci volete parlare...vista la censura che usate...
I vostri interventi ci fanno capire che vi diamo noia e di questo noi siamo molto contenti...inutile misurarsi dietro un computer meglio misurarsi alle prossime elezioni di istituto e consulta, alle assemblee di istituto o per la strada...
Se invece però di scrivere i soliti tre motti antifascisti vecchi di sessant'anni volete intervenire su questo blog in modo serio e costruttivo la porta rimane ovviamente aperta....sennò non vi preoccupate...non sentiremo la vostra mancanza....

Il Presidente della Comunità Studentesca

Matteo Conti